Periartrite

 

peri artrite

Con il termine di "periartrite scapolo-omerale" si è sempre voluto identificare una sindrome dolorosa della spalla, che oggi viene più comunemente definita con il termine: "sindrome degenerativa della cuffia dei rotatori". Infatti, fino a pochi anni fa, non essendo state individuate le cause di tale patologia, con il termine di "periartrite" si voleva indicare un'infiammazione delle strutture periarticolari ( cioè intorno all'articolazione) della spalla. Oggi, grazie soprattutto alle nuove tecniche diagnostiche, è possibile individuare con molta precisione quali sono le strutture anatomiche interessate.

La "cuffia dei rotatori" è costituita dai tendini dei muscoli sopraspinoso, sottospinoso, sottoscapolare e piccolo rotondo; tali muscoli consentono la rotazione esterna e interna della spalla. Queste strutture, insieme al capo lungo del bicipite brachiale e alla borsa sottoacromion-deltoidea, sono comprese tra la testa dell'omero e un arco soprastante composto da: acromion (una sporgenza postero-anteriore della scapola), processo coracoideo (una sporgenza anteriore della scapola) e ligamento coraco-acromiale, che unisce le due sporgenze.
La sofferenza (intesa come infiammazione acuta o cronica, o come lesione vera e propria), di queste strutture, causa quella sindrome dolorosa che un tempo veniva definita come "periartrite scapolo-omerale".

COME SI MANIFESTA

I meccanismi lesionali a carico delle strutture osteo-muscolo-tendinee della spalla possono essere rappresentati da: sovraccarico funzionale (microtraumi ripetuti o sollecitazioni abnormi); traumi (diretti o indiretti); attrito tra i diversi componenti che vanno a costituire le articolazioni della spalla.

Nel primo caso il sovraccarico può avvenire nello sport (per allenamento, tecniche o attrezzature scorrette), o in lavori manuali. Nel secondo caso il trauma può essere causato da una caduta o da un colpo diretto. Nel caso, infine, dell'attrito tra componenti delle articolazioni della spalla, questo può essere causato dall' artrosi, con la formazione di sporgenze ossee, sull'acromion (facilitate talvolta da una particolare conformazione dell'acromion stesso, che risulta particolarmente inclinato verso la testa dell'omero), che comprimono la cuffia dei rotatori.

Le strutture interessate presentano dapprima uno stato infiammatorio acuto, con formazione di tendinite, o di rottura tendinea, quindi una progressiva cronicizzazione, con l'evoluzione verso la fibrosi. Il primo sintomo, che compare generalmente in modo progressivo, è il dolore. Inizialmente questo si manifesta nei movimenti estremi dell'articolazione della spalla, soprattutto nelle rotazioni e nell'abduzione (allargamento del braccio). Difficilmente il dolore supera il gomito, localizzandosi prevalentemente sulla spalla.
Nelle fasi più avanzate il dolore si manifesta anche nel sonno e durante piccoli movimenti della spalla, per cui il paziente, per sentire meno dolore, tende a muoverla sempre meno. Con questo meccanismo "vizioso" la spalla tenderà a bloccarsi progressivamente, tanto che, in assenza di una terapia adeguata, si arriverà alla cosiddetta "spalla congelata".

 

COSA FARE

Fondamentale è la precisa diagnosi: questa verrà posta dallo specialista grazie all'esame obiettivo e agli accertamenti strumentali.
Nel caso di un'infiammazione della cuffia dei rotatori si procederà con il trattamento fisioterapico, rappresentato da LASERTERAPIA ad alta potenza e la POMPA DIAMAGNETICA. Può a volte essere utile anche qualche seduta di mesoterapia. Nei casi persistenti si potrà praticare qualche infiltrazione di Ossigeno-Ozono Terapia o, in ultima analisi, di cortisone. Sia nelle tendinosi, sia a maggior ragione in caso di presenza di una o più calcificazioni periarticolari, si praticano ONDE D'URTO.
Nel caso di una rottura parziale o totale della cuffia, invece, si procederà con l'intervento chirurgico. In questo caso si preferirà l'intervento per via artroscopica. Lo stesso si farà nei casi in cui un acromion troppo curvo fosse responsabile del trauma sulla cuffia (impingement syndrome).

Nel caso, infine, di una spalla "congelata" (capsulite retrattile), si proverà con un intenso ciclo di fisioterapia, rappresentata da kinesi attiva e passiva, stretching della spalla, mezzi fisici antalgici (TENS, ultrasuoni, laserterapia). Il paziente dovrà proseguire quotidianamente anche a domicilio gli esercizi imparati. Solo se dopo qualche mese non saranno stati raggiunti i risultati sperati, si procederà con l'intervento chirurgico.

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