Sciatalgia

 

sciatalgiai

Per sciatalgia s'intende identificare un dolore lungo la faccia posteriore dell'arto inferiore, che segue il decorso del nervo sciatico; spesso è associato a mal di schiena, in quella che viene definita lombosciatalgia. La lombosciatalgia è una patologia molto diffusa nei paesi occidentali. La causa più comune è l'ernia o la protrusione del disco intervertebrale L4-L5 o L5-S1, che causa irritazione o compressione delle radici del nervo sciatico (conflitto disco-radicolare), ma vanno comunque escluse altre possibili cause. Le altre possibili cause di lombosciatalgia possono essere di pertinenza urologica o ginecologica, ma vanno escluse anche alcune patologie sistemiche (cioè che riguardano l'intero organismo), come l'iperparatiroidismo, l'ipertiroidismo, il mieloma multiplo, una grave osteoporosi o patologie neoplastiche.

COME SI MANIFESTA

Il dolore compare generalmente dopo uno sforzo o dopo episodi di lombalgia; può iniziare in maniera violenta o progressiva, e interessare parte o tutto l'arto inferiore.
La sede del dolore dipende dalla localizzazione dell'ernia discale: se il disco danneggiato è quello compreso tra L4 e L5, la radice nervosa interessata è la L5, e il dolore è irradiato al gluteo, alla faccia postero-esterna della coscia, laterale della gamba e dorsale del piede fino all'alluce. Se invece il disco è quello tra L5 e S1, la radice interessata è la S1, e il dolore si irradia al gluteo, alla faccia posteriore della coscia, della gamba e a quella plantare del piede, fino alle ultime due dita.

Nelle forme ribelli alla terapia, o non ben curate, nelle fasi più avanzate al dolore possono associarsi dapprima alterazioni della sensibilità (formicolii, riduzione della sensibilità), quindi riduzione dei riflessi osteotendinei, infine progressiva riduzione del tono e della forza muscolare, fino ad arrivare alla paresi.
Così se è interessata la radice L5, si ha una progressiva difficoltà a camminare sui talloni (deficit dei muscoli tibiale anteriore, estensore comune delle dita, estensore proprio dell'alluce, peronieri, ecc.), mentre nel caso della radice S1 (oltre a una progressiva riduzione dei riflessi achilleo e plantare), la difficoltà sta nel camminare sulle punte (deficit dei muscoli tricipite surale, flessori delle dita, ecc.).

 

COSA FARE

Qualche tempo fa si credeva che l'unico rimedio efficace fosse il riposo a letto. Oggi si tende a ridurre lo stare a letto al minimo indispensabile e a curare la patologia inizialmente con farmaci antiinfiammatori, decontratturanti e analgesici, quindi con il trattamento fisioterapico.

Molto efficace è la cura con l'Ossigeno-Ozono terapia, da effettuarsi anche in fase acuta, mentre una volta superata la fase più dolorosa è possibile associare anche la rieducazione motoria. L' Ossigeno- Ozono terapia ha il vantaggio di raggiungere in profondità le strutture infiammate, e di esercitare su di esse una potente azione antiinfiammatoria. Nel caso dell'ernia discale, poi, l'azione del gas è addirittura risolutiva nel 70-80 % dei casi, perché spesso provoca la riduzione o la scomparsa dell'ernia stessa.

La terapia consigliata è quella praticata con la FREMS, tecnologia innovativa, non farmacologica, costituita da una stimolazione elettrica biocompatibile e somministrata attraverso la cute. Completamente indolore, la FREMS agisce sulle piccole terminazioni nervose, vascolarizzando le zone colpite e rilasciando fattori di crescita utili ad abbassare il dolore e a migliorare le funzioni dei nervi stessi.
Indicata per la sciatalgia è inoltre la TECARTERAPIA che stimola l'energia dall'interno dei tessuti biologici, attivando i naturali processi riparativi e anti infiammatori. Il vantaggio della terapia capacitiva resistiva è che, poiché l'energia proviene dall'interno, è possibile interessare anche strati profondi, non trattabili con trasferimenti esterni di energia per i danni alla cute che ne deriverebbero. Questa terapia produce dopo la prima applicazione, un'immediata riduzione del dolore ed una maggiore mobilità.

 

Nei casi resistenti alle terapie fisiatriche e farmacologiche

Nei casi resistenti alle terapie fisiatriche e farmacologiche si accede a trattamenti più mirati antalgici-antinfiammatori mediante infiltrazione di anestetico più cortisone in prossimità della radice del nervo irritato (blocco intra- sacrale selettivo).
Tale trattamento è di solito molto efficace perché direttamente mirato sulla struttura irritata e con il vantaggio della somministrazione di una ridotta dose di farmaco rispetto alle terapie farmacologiche sistemiche, spesso prolungate e non prive di effetti collaterali.

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